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POVMi stringeva così forte che ormai non sentivo neanche più la presa delle sue dita, mi sentivo solo tremare sotto i colpi del sangue. Perdevo la vista in una nube di colori.
Mi sembrava che avesse lacerato il collo e avesse le mani direttamente sulle vertebre con mazzi di vene e arterie che sbaocciavano tra un dito e l’altro. Non era poi male svenire in quel modo, almeno non mi accorgevo più dei calci e dei pugni che continuavano ad arrivarmi da tutte le parti.
Quando mi svegliai mi sembrava di essere sveglio per la prima volta. Una ragazza mi accarezzava e mi diceva che ero proprio morbido. Veramente sembrava che lo stesse dicendo a qualcun altro.
“E’ proprio morbido!”, però era rivolta verso di me.
Mi analizzai attentamente.
Ero coperto di muschio.
Beh la cosa non mi fece una brutta impressione, e la ragazza sembrava apprezzare. I pensieri fluiscono confusi e vengono alla mente cose bizzarre, per esempio, a me, il fatto di essere ricoperto di muschio mi faceva sentire più che altro buffo perché le parti sporgenti erano rimaste scoperte. Quel tappetino verdognolo aveva provato ad arrampicarsi un po’, ma il suo slancio non doveva essere stato poi così impetuoso.
E poi il muschio si adattava bene al mio continuo vegetare, praticamente non facevo altro che dormire, e proprio questa condizione doveva averne favorito l’avanzata.
Più che dormire in effetti cadevo in una specie di letargo, rimanevo rigido, nella rigidezza che prende il corpo nel sonno, le mie funzioni vitali erano ridotte al minimo, eppure quel respiro lento nascondeva movimenti violenti, sapevo come si doveva sentire un vulcano mentre sentiva la sua lava salire e poi rifluire, ma invidiavo il vulcano perché io non potevo esplodere. Alcuni uomini chiamano trance questo stato, sospetto fortemente che il letargo sia la forma primitiva della trance.
Riemerso dai miei pensieri mi accorsi che la ragazza era nuda e correva verso il lago, avevo in mano i suoi vestiti e non sapevo neanche se fossi stato io a toglierglieli.
Mi dispiaceva che si fosse allontanata e non mi accarezzasse più, anche se il suo tocco mi arrivava filtrato e attutito dal muschio.
Il primo impulso fu di seguirla e bagnarmi in quell’acqua gelida, poi il panico.
Un’altra cosa che può succedere quando si esce dalla trance, o dal letargo, è che la mente sia lucida, ma il corpo ancora impietrito. In quel momento capisci il dualismo corpo e anima, no, in quel momento, dicevo, c’è il panico, cerchi di spingere e senti dolore, se gridi ti senti soffocare, ti senti seppellito vivo senza bara e senza luce splendente che ti chiama. L’unica cosa da fare è rilassarsi. A questo punto capisci il dualismo tra il corpo e l’anima e torni in trance, o in letargo.
La vidi uscire dal lago, ma non era sola, c’era un uomo con lei, rimasi fermo e non dissi niente. Pensavo che era tutto chiaro: “Io sono un albero! Ma certo il muschio, la linfa che dentro mi va su e giù, la chimica violenta della fotosintesi, essere imprigionati in un corpo rigido! E’ così! E’ normale, adesso quell’uomo verrà qui mi taglierà a pezzi, faranno un bel fuoco, io salirò in alto e sarò imprigionato in una nuvola poi cadrò con la pioggia e riempirò quel lago e lei sarà di nuovo mia!”.
In effetti quando uno è in trance, o in letargo, può delirare. Questo è dovuto al fatto che in quello stato ci si sente parte della natura e si riescono a provare le gioie del volo degli uccelli, l’ebbrezza delle acrobazie degli insetti e la paura degli animali inseguiti. Certo può capitare di essere qualcun altro, o di vedere attraverso i propri occhi, per quanto mi riguarda è del tutto casuale.
Sentii il dorso della sua mano strisciare su di me, e mentre avanzava staccava il muschio dal mio corpo. Distinguevo le sue dita una per una mentre si muovevano sotto quel manto posticcio girandomi intorno. Cominciai ad avere freddo e quando anche l’ultimo calore della sua mano mi abbandonò cercai di aprire gli occhi il più in fretta possibile.
Troppo tardi.
A volte capita di uscire troppo tardi dalla trance, o dal letargo, a quel punto ti gira la testa, non c’è luce, non sai dove sei, ti agiti, giri intorno, cerchi un punto di riferimento, una stella, una pietra, ti senti fluttuare come se non avessi più un corpo. Non hai occhi e non vedi, non hai gambe e non inciampi, non hai sopra e sotto e non ti orienti. Il tuo corpo si è già svegliato e se ne è andato, oppure sei tu che ti sei perso. Libero al punto che niente ha più senso.
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